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Le Chiese

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COLLEGIATA DI SANT’ANDREA - Eretta agli inizi del XVI secolo su committenza Colonna, fu trasformata in pantheon della famiglia dal principe Filippo I, il quale la fece ampliare ed abbellire con opere poi continuate dall’erede, cardinale Girolamo, probabilmente tra il 1640-50 e il 1666, subendo notevoli rimaneggiamenti tra la metà del XIX e durante il XX secolo. Nell’interno a tre navate è ancora ben leggibile nell’architettura, nei dipinti e nei marmi, il clima culturale e artistico romano tra Barocco e ‘700 al quale la chiesa fa riferimento. Si va dal pregevole organo a canne Catarinozzi del 1727 alla cappella ex gentilizia di Sant’Andrea (post 1620) con balaustra (1743) e monumento a Filippo Lorenzo Colonna (1745) di Bernardino Ludovisi, e alla cappella della Madonna detta di Zancati (1633-42). Nell’abside, le edicole funebri dei principali esponenti dei Colonna sovrastate dal medaglione con Il martirio di Sant’Andrea, uno straordinario dipinto di Tommaso Conca del 1790. In alcuni dei nove altari distribuiti lungo le navate, e oltre, si possono ammirare pale di notevole interesse, riconducibili tutte ad una cerchia di artisti di ambito romano, tra cui Il martirio di Santa Caterina d’Alessandria di Nicolò Ricciolini (1760), Gesù bambino che appare ai SS. Antonio da Padova, Antonio abate e Francesco da Paola di Stefano Pozzi (1732) e Noli me tangere (1710) attribuito a Nicolò Berrettoni o a Giuseppe Passeri, allievi di Carlo Maratta. Nelle lunette laterali della cappella di Zancati L’angelo che appare in sogno a San Giuseppe e La fuga in Egitto di Vincenzo Manenti (circa 1642).

CHIESA DI SANT’ANNA - Edificata nel XVIII secolo come ampliamento di una chiesa preesistente e conosciuta come Santa Maria della Neve (o Santa Maria Nova) e poi come Santa Maria della Frusta. Nel 1772 vi fu costituita la Congregazione delle pie consorelle di Sant’Anna, da cui prese il nome. Elevata a parrocchia nel 1791 fu completamente ricostruita nel 1938. Conserva  una tela di Andrea Sacchi (1599-1661) raffigurante Sant’Anna e Maria bambina, forse proveniente dalla collezione del cardinal-principe Gerolamo Colonna.

CHIESA DI SAN SEBASTIANO - Fondata forse dopo il 680 d.C., la chiesa fu acquistata dall’abate di Subiaco nel 1088, nel XII secolo aveva annesso un cenobio benedettino e nel 1256 fu inclusa nei beni dell’Infermeria abbaziale. Nel XVIII secolo, ormai in rovina, la chiesa e il monastero, in jure patronatus dei monaci sublacensi, vennero affidati ad un eremita. Distrutta dai bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale, oggi essa si presenta come una piccola cappella di campagna.

CHIESA DI SANTA ROSA (o della MADONNA DELLE ROSE) - Negli Acta visitationis della diocesi di Palestrina del 1754, la chiesa era menzionata come Santa Maria della Rosa detta probabilmente Santa Maria del Rosario e di Sant’Eleuterio papa martire, alle radici del colle detto il Calvario. Di modeste dimensioni, veniva usata come luogo di inumazione di defunti benemeriti o benefattori. Parzialmente diroccata durante i bombardamenti, fu ristrutturata e restaurata nell’ottobre del 1997 e riaperta al culto il 16 maggio 1999.

CHIESA DI SAN PIETRO - Consacrata nel 1619, la chiesa e l’annesso monastero ereditano il titolo di un antico cenobio fondato poco distante, che ospitò i cistercensi tra il XIII e il XVI secolo, poi passato all’Ordine francescano tra il 1582 e il 1585 e tenuto dai Frati cappuccini fino al 1981. All’interno conserva due pale d’altare: un Cristo crocifisso attribuito ad un’artista locale forse influenzato dall’ultima maniera di Giacinto Brandi (1632-1691) e La Madonna che appare ai SS. Pietro, Barbara e Francesco, attribuito a Stefano Pozzi (1699-1768).

CHIESA DI SANTA MARIA DI PUGLIANO - Nell’omonima contrada, è annessa al convento dei Padri passionisti costruito nel 1755 e consacrato dal fondatore dell’Ordine: Paolo della Croce. Oltre che studentato, il convento è sede di un’importante biblioteca dove sono conservati antichi manoscritti, preziosi e rari testi liturgici. All’interno della chiesa, ricostruita nel 1947, si può ammirare un’effigie quattrocentesca della Madonna detta La Puglianella.

CHIESA DI SAN ROCCO - Fu ricostruita (o riadattata) probabilmente dopo la fine dell’epidemia di peste del 1656 nel luogo dove esisteva già una cappella di campagna dedicata a San Francesco. Al suo interno conserva due pale d’altare, una rappresenta La Madonna col Bambino e due santi (a sinistra san Rocco) firmata Giacomo Mango e datata 1780, l’altra il santo titolare, forse opera di Giuseppe Passeri (1654 ca-1714).

CHIESA DELLA CONA - Sorge sul sito di una cappella di campagna che nel XVI secolo era sotto il titolo di San Michele. Attualmente dedicata all’Immacolata Concezione, nel detto popolare è meglio nota come La Cona, vocabolo derivato da icona, parola greco-bizantina che stava ad indicare un’immagine sovrastante ad un altare. Sede di un’omonima congregazione, ebbe lasciti e donazioni e servì anche come luogo di inumazione dei defunti benemeriti. Abbandonata al degrado, fu completamente ristrutturata, restaurata e riaperta al culto nei primi anni ’90 del XX secolo.

CHIESA DI SANTA MARIA IN (o DE) ARCE - E’ la cappella del carcere (ex fortezza Colonna) il cui titolo è menzionato in documenti del XVI secolo della Curia vescovile di Palestrina, quando le sue rendite furono annesse ai beni della collegiata di Sant’Andrea. Soggetta a spostamenti a causa dei cambi di destinazione d’uso delle strutture interne del Forte prima, e del carcere dopo, attualmente essa è adattata in un locale che tra il XVII e il XVIII secolo era il granaio della fortezza. Conserva un quadro d’altare, dipinto su lastra di ardesia, riconducibile alla prima metà del XIX secolo che rappresenta La Madonna della Misericordia, detta anche dell’Orsogna, probabilmente donato dalla famiglia Colonna.


Roberto Salvatori




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