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Storia

Paliano

PALIANO – CENNI STORICI

  Tradizionalmente attribuito alla gens Pollia, una delle diciassette tribù rustiche romane costituite all’inizio dell’era repubblicana, l’origine del nome Paliano, dopo recenti studi, si deve far risalire alla massa pulliani, un’estesa proprietà fondiaria già citata nel Patrimonio labicano dei pontefici romani nell’VIII secolo e individuata nell’attuale territorio comunale.

  Il documento dove si parla per la prima volta del castello quod vocatur pallianus  risale al luglio 1085 ed è conservato nella biblioteca dell’abbazia di Subiaco, le cui proprietà tra l’XI e il XII secolo erano costituite in loco dai monasteri di Sant’Angelo in fundus petralata, dei SS. Stefano e Pancrazio e dalla chiesa di San Sebastiano. Incendiato da milizie romane nel 1184, Paliano risorse grazie al sostegno dei papi Onorio III e Gregorio IX, il quale dopo aver ‘comprato’ il paese da una consorteria feudale, nel 1234 lo elevò a castellanìa della Chiesa.

  Vicariato dei Conti di Segni-Valmontone nel 1378, Paliano passò ai Colonna nel 1425 per ‘suffragio popolare’ e per merito di Martino V, unico papa della famosa casata romana, che lo assegnò pro indiviso ai suoi tre nipoti, i quali fecero del castello uno dei più importanti centri militari e strategici dei loro possedimenti nella Campagna romana. In lotta con i Colonna, Sisto IV lo fece assediare nel 1484, mentre Alessandro VI lo concesse a suo figlio Giovanni, sotto la tutela di Cesare Borgia. Durante la prima metà del XVI secolo, dopo un’aspra lite di successione in seno alla famiglia, Paliano divenne signorìa di Ascanio Colonna, il quale dopo aver perduto la cosiddetta guerra del sale contro Paolo III, fu costretto a cederlo a Pierluigi Farnese nel 1543. Tornato ai Colonna, il castello fu di nuovo al centro delle contese familiari, questa volta tra Marcantonio e suo padre Ascanio, al quale venne sottratto con un colpo di mano. Durante la guerra di Campagna (1556-57) Paliano venne occupato dalle truppe pontificie di Paolo IV Carafa, il quale avviò la costruzione di una fortezza sotto la supervisione di Piero Strozzi.

  Riconsegnato a Marcantonio Colonna per volontà di Pio V e del re di Spagna, nel 1569 il paese divenne fedecommesso e principato della potente famiglia, titolo reso trasmissibile per eredità primogenitale maschile. Tra il ‘600 e il ‘700, oltre al mantenimento della fortezza e del presidio militare, i Colonna trasformarono Paliano attuando una serie di interventi urbanistici tali da adeguare la città al nuovo e prestigioso ruolo e a connotarla come residenza signorile di campagna: venne costruito il palazzo ducale, fu restaurata, rimodellata e dotata la chiesa di Sant’Andrea con la cappella e il sepolcreto gentilizi, i monumenti e le edicole funerarie degli esponenti di spicco della famiglia. Furono ricostruite le mura castellane e le antiche porte d’accesso alla città con edifici annessi: una vasta committenza civile e artistica a cui attesero il principe Filippo I e tutti i suoi eredi.

  Occupato da truppe francesi e napoletane (1798-99), dopo la riorganizzazione dello Stato pontificio e l’abrogazione della giurisdizione feudale (1816) Paliano divenne uno dei capoluoghi della Comarca romana e sede di governatorato, entrando a far parte della Delegazione di Frosinone nel 1833. Nel 1870 fu formata una giunta provvisoria di governo che aderì al plebiscito per l’annessione al regno d’Italia, mentre gli inizi del ‘900, a causa dei contrasti con gli agrari, videro affermarsi le prime lotte contadine, la nascita delle Leghe e delle cooperative legate ai socialisti e alle organizzazioni cattoliche.

  Con decreto del governo, il 1° gennaio 1927 Paliano entrò a far parte della nuova provincia di Frosinone, mentre nel 1943-44 subì l’occupazione tedesca culminata con l’eccidio di diciassette civili. Strenua fu la Resistenza, attuata da una banda partigiana considerata la più efficiente e meglio organizzata di tutta la provincia di Frosinone. Nel 1945, con decreto prefettizio, venne formata la prima giunta democratica che avviò una vasta opera di ricostruzione in campo urbanistico, economico e sociale.


                                   

                                                                                                                       Roberto Salvatori



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